Ultim’ora news 23 luglio ore 14
Il primo semestre 2025 del venture capital italiano va in archivio senza grandi deal. E, di conseguenza, con un calo del 10% dell’ammontare investito nelle startup della Penisola, nonostante un aumento del numero di round. Lo rileva il report semestrale del Venture Capital Monitor (VeM) dell’università Liuc, promosso con Aifi e realizzato con il contributo di Intesa Sanpaolo Innovation Center e KPMG (con il supporto istituzionale di Cdp Venture Capital e Iban).
«Nel primo semestre vediamo degli elementi positivi, ma anche un certo rallentamento. Ora la priorità è chiarire le modalità di investimento delle casse previdenziali che finalmente potranno intervenire con decisione nel settore», osserva Anna Gervasoni, rettrice della Liuc e direttrice generale dell’Aifi (Associazione Italiana del private equity, venture capital e private debt). «Per quel che riguarda i mega deal, in Italia sono sempre pochi. Il mercato è molto rarefatto a quello stadio».
Tuttavia, la presenza o meno di round di dimensioni importanti fa ancora la differenza in un ecosistema come quello italiano, meno sviluppato rispetto ai principali competitor europei (Francia, Spagna, Germania). «Le realtà candidate ai grandi round sono ancora troppo poche», aggiunge Giovanni Fusaro, project manager di VeM. «Dobbiamo lavorare sugli stadi precedenti per far crescere il gruppo delle società che potrebbero, in futuro, chiudere deal di grosse dimensioni».
I Numeri del Primo Semestre 2025
Tra gennaio e giugno 2025, le startup italiane hanno chiuso 142 deal, il 21% in più rispetto ai primi sei mesi del 2024, ma il volume è diminuito del 9%, a 443 milioni di euro. Ancora più marcata la contrazione dell’ammontare investito nelle startup fondate da italiani (ma con sede all’estero), crollato a 80 milioni (-70%) distribuiti in 11 round.
Nel complesso, il bilancio del primo semestre 2025 si chiude con 523 milioni investiti in startup italiane o con founder italiani, tra primi investimenti e follow-on, dai 758 milioni dell’anno passato. Il calo dei volumi si lega alla riduzione dell’attività dei fondi esteri, responsabili solo del 27% degli investimenti (contro il 47% del 2024), che spesso guidano i round più corposi.
«Il contesto globale, caratterizzato da forti tensioni geopolitiche, si è tradotto in una maggiore prudenza degli investitori che hanno concentrato i capitali su pochi soggetti già strutturati», osserva Luca Pagetti, head of Finanziamento Crescita Startup di Intesa Sanpaolo Innovation Center. «Di conseguenza, le startup in fase seed o pre-seed fanno più fatica a raccogliere fondi. E anche lato exit la situazione è bloccata con poche IPO e acquisizioni».
Tra i Settori Domina Ancora l’AI
Guardando ai comparti che attirano più investimenti, prosegue il dominio della tecnologia (39% delle startup coinvolte, in aumento dal 37% del 2024). «Prevale in particolare l’intelligenza artificiale, con un focus sulle applicazioni verticali per diversi settori, in particolare difesa e spazio», spiega Alessandro Soprano, partner di KPMG. «Pure a livello globale l’AI ha trainato il venture capital con due maxi round negli Stati Uniti: quello da 40 miliardi di OpenAI e quello da 14 miliardi di ScaleAI. Ma anche in Europa gli investimenti sul settore sono forti, l’Europa si sta spostando da un approccio technology taker a uno technology maker».
Seguono, nella classifica del VeM, healthcare (14%) e servizi finanziari (9%), entrambi in crescita rispetto al 2024. Prosegue anche lo sviluppo del technology transfer: le società nate da spin-off o altre iniziative di ricerca salgono dall’11% al 18% (considerando solo gli investimenti iniziali).
Dal punto di vista geografico, infine, si conferma la leadership incontrastata della Lombardia con il 48% delle startup. Seguono, a distanza, Lazio ed Emilia-Romagna con l’8% a testa.
Fonte : www.milanofinanza.it
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